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21 - Le ricette di Diana.

Pubblicato su da Paolo

Straccetti di capriolo all’aceto balsamico

Ingredienti:

Procedimento:
Lavare, asciugare e tagliare la di capriolo a fettine o di 3-4 cm di lunghezza e 5- 10 mm. di spessore, infarinarli per bene e saltarli, senza sovrapporli, in una padella larga dove avremo sciolto un poco di burro, dopo averli dorati da una parte si girano con l’aiuto di una pinza da alimenti e dopo 30 secondi di cottura si aggiunge mezzo bicchiere di aceto balsamico diluito con mezzo bicchiere di brodo, si regola di sale e pepe e quando la salsa si addensa si spegne il fuoco.
Servire bollenti guarnendoli con fragoline di bosco.

Servire con purea di , sformato di , cipolline in agrodolce

N.B.:
in alternativa al burro si può utilizzare olio d’oliva o burro chiarificato

Ricetta di  – cacciatore e “gourmet amateur"

SALSICCE DI CAPRIOLO

Capriolo disossato e pancetta di maiale in uguale quantità

Dopo aver macinato aggiungere :

Sale 27 g. a chilo

Pepe 3 gr a chilo

Aglio 1 spicchio ogni 5 chili

Vino rosso, un bicchiere su un impasto di 18 kg.

Mescolare bene ed insaccare.

Appendere in un luogo fresco e non ventilato.

Violino Di Capriolo

Ingredienti: 

– 1 coscia di capriolo

– 5 spicchi di aglio

– 2 bicchieri di aceto di vino rosso

– 1 cucchiaio di pepe nero macinato + q.b. per la copertura

– 100 gr di sale

– sale grosso q.b per la copertura

– 8 bacche di ginepro

Sbucciate e schiacciate l’aglio con uno schiaccia aglio poi mettetelo in una ciotola. Unitevi l’aceto, le bacche di ginepro schiacciate, 1 cucchiaio di  pepe e 100 gr di sale fino, mescolate il tutto.

Prendete la coscia di capriolo e lavatela bene massaggiandola con la marinata preparata. Lasciate sopra alla carne la marinata (aglio, ginepro…).

Posizionatela su una stoia di canna e copritela bene con il sale grosso, senza lasciare spazi vuoti. Il un luogo adatto alla lavorazione di salumi  deve essere asciutto e areato. Lasciatela sotto sale per circa10 giorni senza toccarlo.

Trascorso il tempo di salatura eliminate il sale e sciacquate la coscia con dell’aceto di vino rosso.

Cospargetela con il pepe nero macinato e attaccatatela con un gancio sempre in una stanza asciutta e areata. Lasciate il violino a stagionare per 45 giorni.

Successivamente può essere mangiato

 

 

                                         Le ricette di Caccia Passione 

Capriolo in salmì alla veneta 

 

  1 KG di capriolo; 2l di vino rosso;300 gr. di aceto rosso; 1 cipolla, 1 carota,1 gambo di sedano, 1 ciuffo diprezzemolo, 1 foglia di alloro, 3 chiodi di garofano, 1 foglia di salvia, 1 rametto piccolo di rosmarino, 1 sspicchio di aglio. Un pizzico di cannella. 200 gr diburro.Olio di semi sale e pepe.

 

 .Lavare e tagliare a pezzetti la carne di capriolo e metterla in un recipiente capiente. Pulire, e tagliare a grossi pezzi le verdure e metterle nel recipiente con la carne.Tritare grossolanamente gli odori e mescolarli alla carne e alle verdure .Ricoprire carne verdure e aromi con il vino e l'aceto, salare pepare e mescolare bene. 

Lasciate marinare la carne , in frigorifero a recipiente coperto per tre giorni. Scolate la carne e separatela degli odori e dalle verdure che metterete in un tegame a parte. Recuperate la cipolla e affettatela sottilmente.

 

Sciogliete il burro con l’olio e rosolatevi leggermente il capriolo e la cipolla. Continuate la cottura della carne a fuoco lento e tegame coperto, bagnando con del brodo se ve e fosse la necessità. A parte cucinate le verdure e gli odori con il vino della marinata sino a quando si sarà addensato.

 

Quando il sugo la marinatura si sarà ristretta passatela al setaccio e unite la crema ottenuta alla carne. Continuate la cottura del capriolo con la salsa sempre a fuoco lento sino a quando la carne risulterà sufficientemente tenera. Servite ben caldo accompagnando con una buona polenta.

 

 

 Cotolette di capriolo in padella.

 

4 costolette di capriolo di 200 g l’una, 100 g di funghi freschi, 20 g di farina (circa 1 cucchiaio), 100 g di panna liquida, 60 g di burro, qualche bacca di ginepro, 1 foglia d’alloro, sale e pepe in grani.

In un mortaio pestate le bacche di ginepro, alcuni grani di pepe, la foglia d’alloro e un pizzico di sale, distribuire poi il composto ottenuto sulle costolette, lavate e ben asciugate. Pulite i funghi con un panno, quindi affettateli.

Fate fondere il burro in un tegame, quando sarà caldo, unitevi le costolette e fatele dorare bene esternamente, mentre internamente dovranno risultare tosate; quindi scolatele dal fondo di cottura e tenetele al caldo tra fogli di carta assorbente da cucina.

Mettete i funghi a cuocere nel fondo di cottura delle costolette, dopo qualche minuto incorporate la farina e mescolate bene, quindi versate la panna e lasciate raddensare. Correggere il sale se occorre.

Disponete le costolette con i funghi su un piatto da portata, ricopritele con la salsina e servitele.

 

 

 Capriolo con purè di lenticchie

 

   1 kg di carne di capriolo, 400 g di lenticchie, 200 g di polpa di pomodoro, 100 g di lardo a listarelle, 180 g di pancetta a dadini, 60 g di burro, 1/2 cipolla, 1/2 carota, 1/2 bicchiere di vino bianco, 1 dl di brodo, 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, sale e pepe.  Per la marinata: 1 carota, 1 cipolla, 1 costa di sedano, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, 1 bicchiere di vino bianco, 1/2 bicchiere di aceto, 40 g di burro. 

 

Forate la carne per steccarla con il lardo. Per la marinata, tagliate a pezzetti la carota, la cipolla e il sedano e fateli rosolare in un tegame con il burro, il prezzemolo e l’aglio tritati; unite il vino e l’aceto e portate a ebollizione; fate raffreddare e ponetevi a marinare la carne per 24 ore. Mettete in ammollo le lenticchie per 12 ore.

 

Passato il tempo indicato, sgocciolate la carne, salatela, pepatela e rosolatela in un tegame con il burro e metà pancetta; quindi unite poco alla volta la marinata filtrata e cuocete per circa 2 ore e mezza.

 

Tritate la cipolla e la carota e mettetele a soffriggere in un tegame con l’olio e la pancetta rimasta; unite poi le lenticchie ben scolate, mescolate, bagnate con il vino e, quando sarà evaporato, unite la polpa di pomodoro, sale, pepe e il brodo caldo e cuocete per 40-45 minuti, Infine passate le lenticchie.

 

Servite la carne di capriolo ben calda, tagliata a fettine e accompagnata con il purè di lenticchie

 

 

 

Capriolo al ginepro

 

4 costolette di coscia di capriolo di 200 g cad.  Per la marinata: 2 cucchiai di bacche di ginepro, 1 cucchiaio di erba cipollina, 4 cucchiai di aceto di mele aromatizzato, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale.  

In una terrina affiancate le costolette, cospargetele con le bacche di ginepro e l’erba cipollina, bagnatele con l’olio e l’aceto, salatele e fatele marinare per 12 ore, rigirandole ogni tanto.

 

Trascorso il tempo, filtrate la marinata, pestate le bacche in un mortaio e spalmatele sulle costolette.

 

Cuocete le costolette alla griglia 6-7 minuti per parte pennellandole con la marinata. Servitele subito

ben caldo.

 

 

 

Polenta al capriolo con grappa

 

1/2 kg di capriolo disossato, 8 fette di polenta, 2 carote, 2 coste di sedano, 3 cipolline fresche, 1 cucchiaio di prezzemolo secco, 2 cucchiai di erba cipollina secca, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 cucchiaino di maggiorana secca, 3 chiodi di garofano, 1 dl di grappa, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale.  Per la marinata: 5 dl di vino rosso  

Mettete la carne di capriolo a marinare nel vino per 12 ore; passato questo tempo, scolatela bene e asciugatela con carta assorbente da cucina.

 

Mondate e tritate il sedano, le carote e le cipolline; quindi mettetelo a rosolate in una casseruola con l’olio, le erbe aromatiche, la cannella e i chiodi di garofano, aggiungere la carne e fatela insaporire; unite poi la grappa e, quando sarà evaporata, coprite con acqua calda, salate e lasciare cuocere a fiamma bassa, per circa 2 ore e mezza, aggiungendo un mestolo di acqua se necessario.

 

Quando la carne risulterà morbida, toglietela dalla casseruola e fate ritirare il sugo di cottura.

 

Mettete le fette di polenta sotto il grill per 5 minuti, quindi disponetele nei piatti e conditele con un filo d’olio. Copritele con il capriolo e il sugo di cottura e servite caldo. 

 

 

 

  Capriolo .................

 

Preparazione

Pulite la cipolla, le carote, il sedano rapa, il sedano, lavateli e tagliateli a dadini di 1 cm.

Pulite la selvaggina dal grasso e pellicine, tagliatela a dadi di 4 cm circa, salate, pepate ed infarinate. Riscaldate l'olio in una padella, arrostite la carne da tutti i lati fino ad ottenere un bel colore marrone, unite la verdura e proseguite la cottura, infine aggiungete anche il concentrato di pomodoro e arrostite il tutto.

Sfumate con il vino rosso, fatelo evaporare completamente e irrorate con il brodo di selvaggina o l'acqua.

Unite alla carne la foglia d'alloro, i rametti di rosmarino e timo, i semi di finocchio e terminate la cottura della carne.

Togliete i pezzi di carne, passate la salsa e fatela ridurre per altri 5 minuti.

Saltate nel burro le verdure lessate e disponetele con lo spezzatino di capriolo, la pancetta e i dadini di pane ed infine servire.
 

Ingredienti per 4 persone

100 g di cipolla, 60 g di carota, 60 g di sedano rapa, 40 g di gambi di sedano, 800 g di capriolo, sale, pepe, 2 cucchiai di farina per infarinare, 50 ml di olio per arrostire, 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro, 150 ml di vino rosso, 2 l di acqua (o fondo di selvaggina), 1 foglia di alloro, 1 rametto di rosmarino, 1 rametto di timo, 1 cucchiaio di semid i finocchio, amido di mais (se necessario), Per l'accompagnamento: scalogni, broccoli, fagioli, carote tutti lessati, burro per saltare le verdure, 50 g di pancetta e dadini di pane tostati

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Linee guida ISPRA sulla gestione dei cervidi e bovidi

Pubblicato su da Paolo

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20 - Racconti e Poesie & c.

Pubblicato su da Paolo

20 - Racconti e Poesie & c.

~~PIÙ GESTIONE PER TUTTI

Fu proficua al capriolo La gestione venatoria Per sfuggire al pallettone Al segugio e alla sua boria

Vogliam sempre la gestione Dall’allodola al leone

Andò bene pure ai cervi Per calmarsi nei lor nervi Uno studio approfondito Sulle classi ed il bramito

Vogliam sempre la gestione Dall’allodola al leone

Fece bene anche al forcello Ben diverso dal cammello Un approccio gestionale Molto attento al suo areale

Vogliam sempre la gestione Dall’allodola al leone

Qualche dubbio un po’ m’assale Se si parla del cinghiale Ma in Europa è controllato Quindi sono rincuorato

Vogliam sempre la gestione Dall’allodola al leone

Si fa avanti un capannista Lo considero un artista Anche perché prende dati E rispetta i rispettati

Vogliam sempre la gestione Dall’allodola al leone

Ed allor mi chiedo cupo Cosa farà bene al lupo?

La risposta è sempre uguale... Un approccio gestionale.

Ettore Zanon

 

 

Racconti, proverbi e considerazioni.

 

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Chi sta cacciando non può fare a modo suo, deve vivere col vento, con i colori, con gli odori del paesaggio, adattarsi al ritmo dell'insieme.       

Karen Blixen (La mia Africa).

 

Africa.jpg

 

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PREGHIERA DEL CACCIATORE DI MONTAGNA

Che tu sia lodato, Signore, per aver fatto le montagne e il sole
che le illumina, l'acqua che le bagna, gli animali, le piante
e le rose che fanno di contorno.
Io Ti ringrazio per avermi fatto capire tutta la bellezza del tuo lavoro.
Ti ringrazio ancora Signore, che mi permetti di salire su fino alle alle rocce, di cacciare il capriolo, e tutti gli altri... animali nei posti più belli del mondo, di poter godere la maestosità dell'aquila nel cielo infinito.
Ti ringrazio per avermi regalato il piacere di avere assieme alla mia passione un caro e vero amico: il mio cane, che divide con me la bellezza delle albe e dei tramonti.
Benedetto sempre Signore, per la pace che mi fai provare,
quando in montagna, da solo,
cerco di capire come sarà la vita eterna che ci hai promesso:
guardando in su, penso così anche ai miei cari, che sono già con Te
e provo a parlare, in silenzio, con loro, pensando anche al mio gran momento.
Perdonami se adesso, Signore, qualche volta sacrifico per la mia passione, i tuoi animali:
è un ricordare il potere che ci hai dato, quando ci hai creato, quello di essere padroni della terra e gestirla nel tuo nome.
Il sangue che perdono assieme alla loro vita, mi fa capire la tua generosità e la mia miseria, e mi ricorda di avere il massimo rispetto delle Tue cose e dei miei diritti.
Che Tu sia sempre lodato e ringraziato perchè quando torno dalle tue montagne, io sia sempre più degno di Te, e quando non potrò più godermele perchè le forze mi avranno abbandonato,
Ti prego Signore di darmi rassegnazione e pace.
Se poi un giorno dalle montagne, dalle mie montagne, dalle Tue montagne, non tornassi giù a valle,
Ti prego Signore di raccogliere in quel momento la mia anima,
che potrà si essere piena di colpa, ma sicuramente in quel momento più vicina a Te. Amen.

 

 

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Al mondo ci sono luoghi dove il tempo si ferma, rigido, come il ghiaccio che lo ricopre, e immobile come la nebbia sospesa: sono i luoghi dell'incanto, sono i luoghi della meraviglia, sono i luoghi del cacciatore. Se visiti questi luoghi ricorda di farlo in punta di piedi,  ricorda che il tuo scarpone non deve lasciare orme,  che il tuo respiro non deve essere rumoroso.  Cammina solamente sul soffice muschio,  o sul duro sasso,  segui le orme del vecchio cervo, ma fa in modo che non se ne accorga,  impara la dimora del solengo,  e rispetta   cerca di non distruggere ciò che ci ha messo ore, giorni o mesi per essere costruito, che sia la tela del ragno o il nido della formica.    E se il rumore del tuo fucile squarcerà il silenzio, sii uomo e responsabile della vita che hai tolto,  onora la tua preda, rispetta la sua spoglia,dai in custodia questa nobile anima ai tuoi ricordi, e fa in modo che essi la preservino dall'oblio fino a quando anche i tuoi occhi si chiuderanno per sempre. 

Serena donnini 23-12-2012 

 

cervo

 

 

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Femmina.jpg

 

 LA PRIMA VOLTA.

 

Dall’anno duemila anche nella provincia di Perugia abbiamo la caccia di selezione. Fatti i primi corsi, allestiti i distretti, censiti i caprioli, non rimane che attendere che l’ufficio della gestione faunistica, comunichi l’assegnazione del capo o dei capi da abbattere. Finalmente arriva l’attesa notizia. In base ai punteggi e alle graduatorie, mi è stata assegnata una femmina. Avrei preferito un maschio per fare il mio primo trofeo, ma va bene lo stesso. Alla fine di settembre, faccio il sopralluogo del settore assegnatomi, accompagnato dall’amico Peppe B., esperto selecontrollore e conduttore di Ado uno splendido segugio annoveriano. Conoscendo la mia inesperienza in materia, mi fa notare i segni di presenza del piccolo cervide, dilungandosi in spiegazioni su ogni particolare, consigliandomi su dove e come fare l’appostamento. C’è un campetto di erba fresca che confina da un lato con una pineta e nella parte opposta con un ginestreto scosceso ed è qui che preparo l’appostamento. Il primo mercoledì d’ottobre è la mia prima uscita. Arrivo con un buon anticipo e passando da dove la mia presenza non può essere avvertita, mi apposto provando la posizione di sparo, sbinocolo continuamente i margini della pineta. È quasi sera quando una testa di capriolo sbuca da quei cespugli, l’emozione è altissima. Sono in due, è una femmina accompagnata da un giovane maschio che entra deciso nel campo e comincia a mangiare, mentre lei si blocca impietrita puntando verso di me, muove le orecchie attenta. Non può aver avvertito la mia presenza, credo che ci sia qualcosa alle mie spalle sulla collina che la disturba. È un attimo ed è già scomparsa nel folto seguita dal suo accompagnatore.

Il sabato successivo ritorno sul posto e ripreso l’appostamento, ricontrollo con il telemetro le distanze preparandomi sulle due o tre possibilità di sparo. Si fa sera e debbo rinunciare. Probabilmente i due caprioli inseguiti da qualche segugio avranno scelto per oggi altre zone. Le nostre fatiche nel fare i censimenti, le ingenti spese per le attrezzature, la mole di lavoro dell’ufficio di programmazione faunistica che raccolti i dati dei censimenti programma gli abbattimenti per il controllo della specie, rischia di essere reso vano dalle normative, che costringono la caccia di selezione negli stessi periodi delle altre forme di caccia, quando è addirittura aperta la caccia al cinghiale. Gli amici cacciatori delle regioni autonome alpine la cui cultura ed etica venatoria è da tutti riconosciuta, hanno periodi di certo più consoni, ma in Italia purtroppo la legge non è uguale per tutti. Assorto in questi tristi pensieri il mercoledì successivo ritorno nell’appostamento che ormai mi è famigliare. Sbinocolo di continuo soprattutto nella zona dove li avevo visti uscire, ma niente. È l’imbrunire, a quest’ora l’altra volta erano già usciti. Tolgo gli occhi dal binocolo e vedo i due caprioli che venuti da chissà dove, sono già lì nel campo che mangiano, a 160 metri dall’appostamento. Le coronarie hanno un duro colpo. Mi abbasso verso la carabina che era già pronta sopra l’appoggio. Il reticolo del mio Swarovski 6x42 sobbalza e trema. È il battito cardiaco che mi impedisce di prendere bene la mira. Al poligono di Magione era tutto più facile. Aspetto qualche minuto, una leggera pressione sul grilletto e il rinculo mi scuote, non trovo più il capriolo nell’ottica. Il giovane maschio che fuggirà poi alla mia vista, non ha capito cosa è successo ed è rimasto impietrito a guardare la femmina che abbattuta dall’esuberanza della mia 30.06, (caricata con palla Nosler ballistic tip150gr, 52gr. tubal 5000 Vectan), è rimasta lì con le gambe tese, paralizzata. È il mio primo capriolo, un rametto di pino é il suo ultimo pasto.      Ottobre 2002                     Paolo Cenci

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Cinghiale-2.jpg

 

 

 

        Il Cinghiale

 

     Qui nel bosco non c’è pace

   non si mangia e non si giace,

   è tra lacci e fucilate,

   che si passan le giornate.

 

                       Se di notte io girello

corro il rischio del balzello,

se cammino nel bagnato

al mattino son tracciato.

 

   Dicon tutti che ‘un si pole

   ma son sempre tersaiole,

   la speranza è solo quella:

   di trovar chi mi padella!

 

              Mettetevi ne’ mi panni

              e poi ditemi: faccio i danni?

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Poesie.

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Cacciatore. 

 

Pineta alta!

Quattro colombe nell'aria vanno.

 

Quattro colombe volano e tornano.

Portan ferite le loro ombre.

 

Pineta bassa!

Quattro colombe sulla terra stanno

                                   F. Garcia Lorca.

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......qei due d'aguzzo dente esperti bracchi o lepre o capriol nel bosco incalzano senza dar posa ed ei percorre e bela........( Omero).

 

 

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Sta il cacciator fischiando sull'uscio a rimirar, tra le rossastre nubi stormi d'uccelli neri, com'esuli pensieri nel vespero migrar            (G. Carducci)

 

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                  PROVERBI

 

 

Chi nel trar xe bravo e bulo, altri dise ch'el gà culo.

 

 

La moglie, il fucile e il cane non si prestano a nessuno.

 

 

Meglio fringuello in man che tordo in frasca.

 

 

Se vuoi fare i figli poverelli, o falli pescatori o acchiappauccelli.

 

 

Anno fungaio, anno beccacciaio.

 

 

Levante quaglie tante, ponente quaglie niente.

 

 

Molte cesene gran freddo viene.

 

 

Non credere a donna che piange e a volpe che dorme.

 

 

Se cade nel laccio la faina, trema la volpe, e ride la gallina.

 

 

Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

 

 

Il passero ferito

Era d'agosto. Un povero uccelletto
ferito dalla fionda di un maschietto
andò, per riposare l'ala offesa
sulla finestra aperta di una chiesa.

Dalle tendine del confessionale
il parroco intravide l'animale
ma, pressato da molti peccatori
che pentirsi dovean dei loro errori
rinchiuse le tendine immantinente
e si rimise a confessar la gente.

Mentre in ginocchio oppur stando a sedere
diceva ogni fedele le preghiere,
una donna, notato l'uccelletto,
lo prese, e al caldo se lo mise in petto.

Ad un tratto improvviso un cinguettio
ruppe il silenzio: cìo, cìo, cìo, cìo.

Rise qualcuno, e il prete, a quel rumore
il ruolo abbandonò di confessore;
scuro nel volto, peggio della pece
s'arrampicò sul pulpito, poi fece:
"Fratelli, chi ha l'uccello, per favore
vada fuori dal tempio del Signore".

I maschi, un po' stupiti a tali parole,
lesti s'accinsero ad alzar le suole,
ma il prete a quell'errore madornale,
"Fermi, gridò, mi sono espresso male!
Rientrate tutti e statemi a sentire:
sol chi ha preso l'uccello deve uscire!"

A testa bassa, la corona in mano,
cento donne s'alzarono piangendo.
Ma, mentre se n'andavano di fuora
il prete rigridò: "Sbagliato ho ancora;
rientrate tutte quante, figlie amate,
che io non volevo dir quel che pensate!"

             

Poi riprese; "Già dissi e torno a dire
che chi ha preso l'uccello deve uscire.
Ma mi rivolgo, a voce chiara e tesa,
soltato a chi l'uccello ha preso in chiesa!"

A tali detti, nello stesso istante,
le monache s'alzaron tutte quante;
quindi col viso pieno di rossore
lasciarono la casa del Signore.

"Oh Santa Vergine! - esclamò il buon prete -
Sorelle orsù rientrate e state quiete,
poichè voglio concludere, o signori,
la serie degli equivoci ed errori;
perciò, senza rumori, piano piano,
esca soltato chi ha l'uccello in mano".

Una fanciulla con il fidanzato,
ch'eran nascosti in un angolo appartato
dentro una cappelletta laterale,
poco mancò che si sentisser male.
Quindi lei sussurrò col viso smorto
"che ti dicevo, hai visto? Se n'è
accorto!".

 

. 

 

 

 

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Le orme, le fatte e altri segni.

Pubblicato su da Paolo

 Le orme, le fatte e altri segni.

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  tracce.jpg

Innagine tratte dal libro " UNGULATI" di Franco Perco.

 

 

L'orma è il negativo degli zoccoli e degli speroni e per ogni spece si riscontra una forma diversa.

 

A portale   (rettangolare) il cervo maschio.

A cuore     la cerva e il daino arto anteriore.

A pera       il daino arto posteriore e del caprioplo.

A tenaglia il cinghiale che ha spesso zoccoli e quindi orme asimmetriche con la semimetà                       esterna più lunga.

 

 

Orme di cinghiale.

 

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Orme di capriolo.

 

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  Orme di daino. 

 

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Orme del lupo?

 

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Altri segni di presenza.

 

 

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 Aratura del cinghiale

 

 

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 .

Fregone del capriolo,                                                                                                          

 

 

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Pino rovinato dai cinghiali.

 

 

 

 

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Fatte del lupo.

Fatte del lupo con i resti di un piccolo di cinghiale
Fatte del lupo con i resti di un piccolo di cinghiale

Fatte del lupo con i resti di un piccolo di cinghiale

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" PRIMA E DOPO IL TIRO " di Gunther Mittenzwei

Pubblicato su da Paolo

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Dopo aver amirato con cura …..  il tiro!
Il selvatico però è schizzato via: maledizione!
Ricarichiamo, fumiamo una sigaretta con tutta tranquillità poi andiamo a vedere l’anschuss.
Sarebbe dovuto essere qua, ma questi campi sono tutti uguali; forse un po’ più a sinistra o forse più avanti, ma no questo cespuglio non c’era, forse abbiamo sbagliato.Allora torniamo sul punto di sparo, guardiamo anche con l’ottica del fucile e proviamo a cercare: vediamo l’erba medica, piccoli ciuffi d’erba secca a destra, si il punto è quello!
Allora torniamo a cercare l’anschuss, forse però il nostro animale stava a destra di quella ginestra mezza secca.
Prima di tirare il grilletto sarebbe stato così facile accertarsi davanti a quale di quei cespugli si trovava l’animale. Adesso avremmo semplicemente dovuto segnarlo con un fazzoletto di carta e con un altro indicare la via di fuga del selvatico.
Eravamo certi di averlo colpito bene, ma la bestia è fuggita come nulla fosse. Abbiamo anche ricaricato rapidamente pur sapendo che non avremmo potuto tirare un secondo colpo. Così non abbiamo sentito niente, sarebbe stato molto meglio ascoltare i rumori dell’animale in fuga: forse crollando il selvatico ferito avrebbe spezzato i rami, si sarebbe potuto lamentare per il dolore, soffiare; oppure avremmo potuto avvertire la fuga silenziosa dell’animale illeso.
Adesso ne avremmo saputo di più, ma purtroppo non abbiamo prestato abbastanza attenzione a quanto stava accadendo.
Andiamo di nuovo a calpestare il prato un po’ più a sinistra: ancora niente.
Cerchiamo il sangue nel passo che conduce nel bosco, poco prima del greppo, ma i punti in cui potrebbe essere entrato sono tanti e non c’è sangue da nessuna parte. Neppure le tracce si vedono, tanto è dura la terra e oramai comincia far buio.
Proviamo di nuovo a riflettere sull’accaduto: dopo lo sparo il selvatico è schizzato via silenzioso oppure no? Eppure è strano, molto strano, abbiamo mirato bene e il selvatico deve essere là da qualche parte, poi la palla del calibro usato lavora più che bene. Potrebbe essere morto là subito sopra il greppo. Proviamo a cercarlo di nuovo oppure no? Se poi dovesse essere ancora vivo, magari con un colpo basso alla zampa, e partire di nuovo? Ma no cosa andiamo a pensare, abbiamo mirato bene deve essere morto là da qualche parte e andiamo a cercarlo di nuovo, nella macchia. Non si vede più nulla per il buio, ma potrebbe essere qua, magari più a destra. Niente da fare troppo buio! Dannazione qua non prende neppure il telefonino! Cavolo oggi proprio non è la giornata giusta.
Torniamo alla macchina, bagnati di sudore fin nelle mutande, e ci spostiamo per telefonare.
Chiamiamo il Capodistretto: <<…cavolo se ho sparato bene! Ma mi è partito lo stesso. Comunque deve essere lì, solo che è buio e non riesco a trovarlo. Ora chiamo subito il recuperatore…>>

Quando parliamo al telefono con il recuperatore questi, oltre a chiederci come sono andate le cose, vuol sapere quanto ci siamo allontanati dall’anschuss per seguire l’animale ferito. Noi abbelliamo un po’ il racconto e mentendo spudoratamente dichiariamo di non esserci allontanati più di 30 metri dal punto del tiro, non possiamo certo far capire quanto siamo sprovveduti e scorretti quando ci troviamo a dover decidere da soli.
Dodici ore dopo siamo sull’aschuss con il recuperatore che con fare insistente e indagatore vuol sapere come sono andate esattamente le cose. Chiaramente continuiamo a raccontare un po’ di balle, non possiamo perdere la faccia proprio ora.
Il recuperatore vuole che ci mettiamo nel punto esatto in cui ci trovavamo al momento dello sparo e da lì indicare dove invece si trovava il selvatico. Peccato che non abbiamo potuto segnalare il punto con un fazzoletto di carta, ora sarebbe stato tutto molto più facile.
Dopo aver mirato con cura …..  il tiro!
Il selvatico però è schizzato via: maledizione!
Ricarichiamo, fumiamo una sigaretta con tutta tranquillità poi andiamo a vedere l’anschuss.
Sarebbe dovuto essere qua, ma questi campi sono tutti uguali; forse un po’ più a sinistra o forse più avanti, ma no questo cespuglio non c’era, forse abbiamo sbagliato.
Allora dov’era il selvatico? Più o meno là, un po’ più a destra o forse a sinistra, grossomodo lì.
Scemo di un cane, ma cosa fa? Prima tira a destra, poi a sinistra, sicuramente capisce poco del suo mestiere e pensare che gli altri lo lodano tanto.
Il recuperatore fa stendere il cane accanto allo zaino, poi si mette in ginocchio e guarda naso a terra, ma cosa fa? Pensavamo che avrebbe fatto cercare al cane. Ma è troppo a destra! Ora troppo a sinistra. Adesso decisamente troppo avanti, ma proprio non vuol sentire quel che gli diciamo.
Poi il recuperatore infila la lunga al cane e lo fa cercare, ma anche il cane va un po’ a destra un po’ a sinistra, ma finalmente venti metri più avanti a sinistra trova  finalmente l’aschuss.
Ma adesso cosa fa quel mezzo cane? Torna indietro! Poi va ancora a sinistra, di nuovo a destra e infine si infila nel bosco.
Un momento! Però il cane, poveretto, forse ha ragione: ieri sera quando abbiamo cercato abbiamo trasportato con i piedi sangue e pelo dappertutto!
Il recuperatore mette di nuovo il cane disteso accanto allo zaino e questa volta vuol sapere da noi fin dove ci siamo spinti a cercare la bestia ferita. Noi neghiamo spudoratamente, ma lui se ne rende perfettamente conto e prende di nuovo il cane  alla lunga e lo fa cercare. Secondo noi è troppo a sinistra, la bestia ferita non può essere andata da quella parte, ma stiamo zitti, non diciamo nulla questa volta. Poi il cane sparisce sopra il greppo, il recuperatore lo segue e noi dietro. Dopo appena duecento metri il cane si ferma sul selvatico morto e il recuperatore comincia a lodarlo per l’ottimo lavoro. Adesso anche noi vorremmo vedere il nostro animale, ma il cane ci ringhia contro e non ci fa avvicinare. Solo quando al cane verrà dato il comando di farsi da parte potremo vedere la bestia che ci ha fatto trascorrere una notte inquieta.
Alla fine il recuperatore procede con il rito dell’ultimo pasto, il Waidmannsheil e poi ci offre il Bruch: purtroppo non abbiamo indossato il cappello e ora non sappiamo dove mettere il rametto, ma non fa nulla siamo ugualmente contenti.
La prossima volta ci comporteremo sicuramente in modo un po’ più professionale: faremo attenzione a memorizzare il punto in cui si trova il selvatico e dove finirà la palla, faremo attenzione alla reazione al colpo cercando di cogliere se scappa a testa bassa, zoppicando o con la schiena inarcata e faremo molta attenzione alla direzione di fuga. La prossima volta prima di lasciare la nostra posizione per controllare l’aschuss memorizzeremo tutto, poi ci dirigeremo sul posto in linea retta e lo segneremo, in modo evidente, con un fazzoletto di carta. Segnaleremo pure tutti gli indici di ferimento che riusciremo a trovare e infine anche la via di fuga. Quando parleremo con il recuperatore racconteremo esattamente come sono andate le cose e ci occuperemo della ricerca con il massimo impegno. Quando vedremo lavorare il cane ci asterremo dal fare inutili commenti e faremo uso del telefonino il minimo indispensabile cercando di non disturbare il lavoro del cane e del recuperatore. Se lungo la via troveremo sangue, schegge d’osso, ciuffi di pelo o altro lo segnaleremo spezzando un ramo o facendolo presente al recuperatore.
La prossima volta con più attenzione, un po’ di fortuna e l’aiuto di S. Uberto forse troveremo più facilmente il nostro capo ferito.
  

Waidmannsheil

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PREPARAZIONE DEL TROFEO

Pubblicato su da Paolo

 La passione per la caccia è insita nell’uomo, ed istintivo è stato il voler conservare delle parti degli animali cacciati, per ricordare e rimarcare quei momenti, il coraggio, la maestosità e la forza della preda cacciata.

Cesare narra che i giovani Germani, apprendevano l’arte della guerra cacciando l’Uro. Questo enorme e pericolosissimo bovide, popolava le foreste dell’Europa centrale. Con le corna a forma di lira, ricurve in avanti, erano noti per il temperamento molto aggressivo. Nelle culture antiche, per un giovane guerriero,  possedere trofei di Uro era una chiara dimostrazione di grande coraggio.

Con la caccia di selezione oggi, la trofeistica ha un valore e uno scopo sicuramente diverso. Non è solo un modo per onorare il capo abbattuto e per conservare per sempre un pezzo di emozione che la natura ci ha offerto, ma è anche un importante elemento di studio e controllo nella gestione di una specie

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  Trofei del distretto a Villa Fidelia settembre 2011

 

Il trofeo può essere preparato in bianco o naturalizzato.

Per il Trofeo naturalizzato è necessario affidarsi a un tassidermista, tagliando il mantello senza rovinarlo fin sotto alle spalle. 

                                                                                                                                                                                Per il Trofeo in bianco si può procedere in questo modo:   

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 1°)  Dopo aver staccato  la mandibola, si immerge il cranio in una casseruola sufficientemente grande da poter contenere la testa. Il palco non dovrà essere mai immerso nell’acqua bollente, sarebbe meglio proteggerlo con carta stagnola. Accorgimento da usare soprattutto per i trofei in velluto.

 

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2°)  Dopo circa un’ora di bollitura, si procede a una grossolana scarnificazione del cranio.

 

3°)  Dopo con una seconda e  più accurata bollitura, quando la carne si stacca da sola dall’ osso si procede alla definitiva e attenta scarnificazione.

 

4°)   Fatto asciugare il trofeo lo si immerge in acqua ossigenata 130 volumi. avendo cura di eliminate ogni menbrana o  altro. 

 

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 5°)  A questo punto non resta che decidere come tagliare il trofeo prima di attaccarlo al nostro scudetto. Ecco i tagli consentiti.

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A. Taglio CIC 

B. Taglio della porzione masticatoria

C.Non tagliato           

 

 

 

  Altro  tipo di trofeo è il Bart.

Il Bart è in genere fatto con i peli del dorso del camoscio e una volta montato sul cappello, raggiunge la forma di una palla. Da noi in Appennino, il Bart può essere eseguito con peli di cinghiale, con la giogaia del cervo, a volte anche di daino. I miei sono di capriolo.  

  

 Bart

 

                                 

I trofei in velluto per essere conservati vanno immersi per 10 giorni in formalina al 20%. Poi si lasciano asciugare all'aria

I trofei in velluto per essere conservati vanno immersi per 10 giorni in formalina al 20%. Poi si lasciano asciugare all'aria

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L'EVISCERAZIONE

Pubblicato su da Paolo

 

Il corretto trattamento della spoglia, fa parte dei principi etici a cui si rifà questa caccia. Soprattutto  nel  periodo estivo è importante provvedere a una tempestiva eviscerazione del nostro capriolo. Nell’intestino ed in particolar modo nel rumine, con la morte dell’animale, si sviluppano e prolificano batteri che possono superare le pareti che le contengono e propagarsi al resto del corpo. L’eviscerazione fatta sul posto, oltre a permettere il rapido raffreddamento della carcassa, fermando così il propagarsi dei batteri, consente anche un più agevole trasporto, dato il considerevole calo di peso corporeo.

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La prima cosa da fare dopo l'abbattimento è applicare la fascetta. Dopo il rituale facoltativo dell'ultimo pasto andrebbero fatte le foto, una della testa e una dell'animale intero, per evitare di farle dopo l'eviscerazione e presentare così immagini con sangue o altro.

L’eviscerazione:

 

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1° Incidere la gola dell’animale e recidere la trachea e l’esofago. Annodare quest’ultimo in modo da impedire il rigurgito del materiale gastrico.

 

 

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 2° Nei maschi tagliare la pelle, da sopra il pene fino ai testicoli e recidere il tutto, nelle femmine si incide al centro della due prime serie di capezzoli. 

 

 

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3° Scoperta così la parete addominale, la si fora con la punta del coltello, avendo cura di non arrivare all’intestino.  

 

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 4°Inserendo due dita della mano sinistra nel foro praticato, si spinge quanto basta per allontanare le viscere. Ponendo il coltello tra le due dita, apriamo l’addome fino alla cassa toracica. Questa operazione può essere fatta  più  agevolmente usando uno skinner.

 

 

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 5°Si taglia in mezzo alle cosce con il coltello, se si vuole aprire il bacino si possono usare delle forbici da potatore o un seghetto, facendo attenzione a non forare la vescica. Con il bacino aperto risulta un po’ meno agevole il trasporto. Spesso conviene estrarre  l’ultima parte dell’intestino retto  insieme alla vescica, estraendolo da dentro, dopo aver circonciso tutto intorno all’ano con un coltello con la lama sottile e affilata.

 

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6° Liberato retto e vescica, tagliamo intorno al costato il diaframma.

 

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7°Affondando la mano nella cassa toracica, afferriamo alla base del collo la trachea e l’esofago. Tirando estrarremo l’intero contenuto, (polmoni, cuore, ecc). Tagliando le varie aderenze, tirando verso il  basso estrarremo l’intero intestino

 

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 8° La carcassa ormai vuota va fatta scolare un po’. Se non abbiamo la possibilità di appenderla per il collo, è sufficiente porla a pancia in giù su una pietra o al limite sull’erba, mai sul terreno.

 

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9° Nel frattempo, recuperiamo le frattaglie, liberando dal sangue i ventricoli cardiaci e riponiamo le parti che vogliamo consumare in un sacchetto pulito di cotone.

Le viscere non vanno lasciate sul posto ma gettate in un luogo dove solo gli animali selvatici possono raggiungerle. 

 

L'EVISCERAZIONE

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LA MANDIBOLA E L'ETA

Pubblicato su da Paolo

La lettura della mandibola è il modo più efficace per stabilire l’età del capriolo.

  

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Nella tabella sopra riportata, è descritta l’evoluzione  della dentatura dalla nascita fino al quattordicesimo mese di età.

Per rendere la cosa più comprensibile, esaminando delle emimandibole destre, saranno fatti riferimenti esclusivamente ai relativi periodi di caccia.

CL 0   Ottobre, gennaio e febbraio. M1  Agosto e settembre

CLO.

Il CL0 nasce a maggio, ed ha già venti denti da latte. Nel periodo venatorio avrà 4 o 6-7 mesi e sono già cresciuti i due molari definitivi. Il terzo premolare è tricuspidato.

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In questa foto si nota la differenza tra la mandibola del capriolo abbattuto a ottobre e quello di febbraio. Nella prima il secondo molare non è ancora completamente cresciuto, mentre nella seconda ha raggiunto la crescita completa.

 

M1 .

L’ M1 nel suo periodo venatorio ha  15 mesi ed ha ormai la dentatura definitiva.

 M1 mandi

Si nota molto smalto bianco nel terzo molare, (linea gengivale alta) che ricopre parte del  dente. Cambiati i premolari il terzo è ora bicuspidato. Sono molto accentuate le spaziature tra P2, P3 e M1.

 

M2.

Nel maschio del secondo anno, così come nella femmina, inizia l’usura nella parte interna del 2° e 3° premolare. Gli spazi interdentali tra P2, P3 e M1 sono quasi chiusi.

 

M2-Mandi.jpg 

Nel terzo anno continua l’usura e l’ultimo molare è privo di smalto bianco, (linea gengivale abbassata). A causa dello sviluppo mandibolare inizia ad aumentare lo spazio tra l’ultimo molare e la curva ossea.

Con il passare degli anni aumentando l’usura dei denti è sempre più visibile la dentina.

 

 

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