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DECALOGO DEL CACCIATORE DI SELEZIONE

Pubblicato su da distretto.1ee.santacristina.over-blog.it

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PRIMA DEL TIRO.

1)Prima di iniziare il prelievo acquistare sicurezza con la propria arma con lunghi allenamenti al poligono di tiro.

2)Ad ogni uscita assicurarsi che la propria arma sia in perfette condizioni di funzionamento.

3)Giunti sul luogo di caccia preparare un valido appoggio per effettuare il tiro in perfetta stabilità.

4)Non sparare mai:

- a braccio libero.

-ad animali in movimento o allertati.

-ad animali coricati.

-in condizioni di scarsa visibilità.

-a lunga distanza.

5)Sparare soltanto quando l’animale è di fianco.

6)Accertarsi sempre che tra il vivo di volata della carabina ed il bersaglio non ci siano ostacoli, anche minimi, che possano deviare la palla.

7)Accertarsi sempre che la traiettoria della palla si concluda sempre con l’impatto sul terreno.

 

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DURANTE IL TIRO.

1)Non chiudere mai l’occhio, con il quale state prendendo la mira, nel momento dello sparo è importantissimo cogliere la reazione dell’animale al colpo.

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DOPO IL TIRO.

1)Ricaricare immediatamente l’arma e tenersi pronti ad esplodere un secondo eventuale colpo sull’animale ferito che tenti la fuga.

2)Sia che l’animale sia stato colpito a morte, che sia ferito, o che sia fuggito illeso, non lasciare mai la posizione di sparo e tenersi pronti con l’arma di nuovo carica per 10/15 minuti.                                                                L’animale ferito percepisce il dolore ed è spinto a fermarsi. Se non collega il suo stato fisico con il pericolo resta li fino al sopraggiungere della morte. Se Percepisce la presenza dell’uomo ha un aumento di adrenalina e scappa finché ha forza.

3)Sia che l’animale sia fuggito, ferito o che sia fuggito illeso, controllare sempre il punti di impatto.

4)Avvicinarsi al punto di impatto sempre in perfetto silenzio con attenzione alla provenienza del vento, pronti a fare uso della carabina per il colpo di grazia, se necessario.

5)Cercare con scrupolo, sul punto d’impatto, gli indici di ferimento, anche quando si ha la certezza di aver mancato il colpo.

6)Nel caso in cui siano trovati gli indici di ferimento segnare sempre il punto e la via di fuga presa dal selvatico.Gli indici di ferimento vanno sempre coperti con fronde.

7)Non effettuare mai la ricerca dell’animale ferito a distanze superiori di 50/80 metri dall’anschuss.  Effettuare sempre la prima ricerca in modo tale da non pregiudicare l’eventuale intervento del cane da caccia. Non tentare il recupero da soli o con altri cani non abilitati al servizio.

8)Nel caso di capo rinvenuto morto provvedere immediatamente ad apporre il contrassegno inamovibile.

9)Sventrare il capo abbattuto nel modo più rapido possibile affinché la carcassa possa raffreddarsi velocemente.

10)Nel caso di mancato ritrovamento del capo, in quanto ferito, contattare al più presto il Referente del Distretto ed il Servizio di Recupero degli Ungulati Feriti, fornendo tutte le informazioni utili al suo ritrovamento.

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IL territorio del distretto.

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La Valle da Montefolone. S. Cristina

La Valle da Montefolone. S. Cristina

 

I CAMPERI DALLA FARGNOLA  Il Distretto di S. Cristina è posto nella maggior parte nel Comune di Gubbio e per una piccola parte a sud in quello di Perugia. Oltre alla tranquillità del luogo e le bellezze paeseggistiche, possono riscontrarsi numerose valenze storico- culturali. Venendo da Perugia al quadrivio di Casa Del Diavolo, si va verso nord e poco dopo sulla sinistra, si scorge Civitella Bennazzone. Questo antico borgo risale all'XI° sec. ma dicesi edificato su un preesistente tracciato romano.

A ovest di Civitella c'è l'Abbazia Celestina, che gia esisteva nel 1109 come casa Benedettina con il nome di S. Paolo in Valdiponte. L'inizio del distretto, coincide con il Castello di Morleschio risalente al periodo medievale. Proseguendo ancora sulla sinistra, c'è Alcatraz, centro turistico culturale, gestito, da Jacopo figlio del "famoso" Dario Fo.

Continuando ancora, dopo il ristorante la Dolce Vita, lasciando la strada principale, si va a sinistra per una stretta stradina e passando davanti a Casa la Valle "bed and breakfast", si arriva a un antico borgo un tempo Castello di S. Cristina, oggi Locanda del Gallo. Questo antico Castello, subì varie vicissitudini per via delle guerre fra Gubbio e Perugia. Fu proprietà dei Conti della Penna  e andò doi in dote al Marchese Cosimo del Grillo. Più avanti, in alto, sulla cima del Monte Folone, c'e una bellissima villa, che da un altitudine di 616 m, tra pini secolari domina le valli sottostanti. Dal 1924 al 1942 fu residenza del Senatore Alberto Bergamini, importante personaggio del giornalismo e della politica.

C'è poi una parte del territorio, detto il corridoio fra la Z.a.c. e la Z.r.c di Montelabate che va dal torrente Ventia o di S.Donato fino alla provinciale che collega Gubbio con Perugia nelle vicinanze di Belvedere.

Questa striscia di circa 500 m. passa nelle adiacenze dell'ormai diruto Castello dei figli di Azzo e per Colle Marzo dove, leggenda vuole che fosse collocato il tempio di Minerva. Lungo il torrente Ventia, si trovano le vestigia del Castello di Febino e del Castello di Colcello che fu ceduto in parte insieme ad alcuni terreni nel 1050 dal Marchese Ugo all'Abbazia di Montelabate o di Valdiponte, oggi proprietà della Fondazione Gaslini di Genova. In parte il territorio del distretto rientra nelle proprietà di questa antica Abbazia, che costruita prima dell'anno 1000 rappresentò il fulcro religioso, economico, culturale di questo territorio. Nella parte nord c'è Monte Urbino che con i suoi 836 m. domina la zona. A ovest verso il Castello di Castiglione Aldobrando, c'è Valmarcola che a differenza del resto del territorio è abbastanza pianeggiante. In questa zona ci sono due agrituriso: la Ginestra e Guinzano. 

 

L'economia di questo territorio si regge sui piccoli allevamenti zootecnici e su un'agricoltura limitata a quello che il territorio collinare consente. A differenza di altre zone limitrofe che hanno subìto un vero e proprio spopolamento, molti dei residenti continuano a risiedere in zona, dimostrando un tenace attaccamento al territorio. In questi ultimi anni, inoltre, si è verificato il fenomeno, che gente di fuori, a volte anche stranieri, attratti dalla particolarità del paesaggio hanno acquistato terreni e casali ristrutturandoli per farne poi abitazioni e anche alcuni agriturismo. La superficie del distretto è di 2200 ettari di cui 400 circa è la Z.a.c. C'è poi un'altra zona addesramento privata recintata di circa 80 ettari.

 

Nella Z.a.c. di Montelabate, vengono svolte alcune gare cinofile ed è frequentata da numerosissimi appassionati. La forte e costante pressione cinofila, la rende inadatta ad ospitare ungulati. La stessa comunque funziona come un polmone perchè cinghiali e caprioli vi trovano rifugio quando apre la caccia nel territorio libero per poi uscirne a caccia chiusa quando la Z.a.c. riapre.

 

Il territorio interessato alla gestione è inferiore a 1800 ettari, ed è per buona parte boscato ed altamente antropizzato.

I campi sono utilizzati per la maggior parte a pascolo. Gli allevamenti zootecnici diffusi quasi ovunque, rendono difficile esercitare la caccia di selezione, soprattutto quando al pascolo ci sono greggi di pecore con gruppi di cani al seguito.                 

 

 

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Perchè il distretto

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Paolo e l'M2 

 

 

 

 Più di dieci anni fa quando nella nostra Provincia parlare di Caccia di Selezione era quasi un tabù, mi vedevo seguace di uno sparuto gruppetto di abilitati dalla provincia di Modena, che organizzavano riunioni parlando di questo nuovo metodo di caccia e di un  nuovo concetto, l'etica venatoria. Da subito ho accolto con entusiasmo queste idee che fin'ora ignoravo, diventando socio dell'associazione che con la sua azione ha aperto la strada alla gestione del capriolo in Umbria, l'URCA.

Sono stato abilitato al primo corso nel 2000, quando nel frattempo veniva aperto il primo distretto sperimentale a Scalocchio. Da allora fino a febbraio 2010 ho cacciato nel distretto 1G Montone dove, oltre alle indescrivibili soddisfazioni venatorie, ho avuto la fortuna di trovare delle persone che come me subordinavano la caccia al rispetto delle regole e dell'etica venatoria.

 

Ora la caccia di selezione è diventata una moda. Tra i nuovi corsisti sono sempre più coloro che vogliono l'abilitazione per tirare qualche fucilata ad agosto o a febbraio, che per convinzioni etiche gestionali.

In qualche distretto, sono entrati soggetti che non dovevano diventare cacciatori di selezione, ed in alcuni casi nemmeno essere cacciatori. Questi individui, sprezzanti delle regole, vogliono portare i vizi e le loro cattive abitudini in questa caccia. Il controllo di chi è preposto a tale servizio, per un problema forse di sproporzione tra quantità di territorio e numero degli addetti, è pressocché inesistente. Nei distretti, spesso troppo grandi per essere ben controllati, non si pone un freno adeguato a pratiche che vanno contro i principi etici sui quali questa caccia si basa. Il rischio che la situazione possa sfuggire di mano è molto alto.                

 

Questa analisi che io ritengo oggettiva, mi ha indotto a dover fare delle scelte.

Continuare la mia esperienza a Montone, o rinunciare a qualche soddisfazione venatoria e per coerenza impegnarmi in un nuovo distretto. La zona rimasta ancora libera, è tra l'1 N Castiglione, l'1 U Montanaldo, l'1 Z Fratticiola e la Z.R.C di Montelabate. Questo è il mio territorio, è quì che sono nato, qui sono nati i miei antenati da ben sedici generazioni, con esso il legame è profondo e forti quindi le motivazioni. Il mio obbiettivo è fare in modo che nell'1ee il rispetto dei principi etici e dei regolamenti divenga abitudine.  

 WAIDMANNSHEIL

 

 

 

 

 

 

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